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03 Novembre 2011

L'Altare Astronomico o Calendario Solare di Monte Arcivocalotto


Il megalite forato, di Monte Arcivocalotto, localmente denominato u campanaru, era conosciuto agli studiosi locali, perché al suo intorno si rinvennero cocci ceramici databili dall’Eneolitico al Bronzo. Il Monte, posto in posizione emergente, a metà strada tra Rocca Busambra e Monte Jato, appartiene al complesso preistorico di Pietralunga e sembrerebbe avere nel sito in oggetto, il suo centro egemone.

Al megalite forato dell’Arcivocalotto, la cui posizione territoriale, predominante e selettiva, appare visibile da tutto l’areale sottostante anche a distanza di parecchi chilometri, e nonostante tali presupposti, non era mai stata avviata una indagine conoscitiva mirata, tale da definire la sua funzione o un orizzonte culturale di appartenenza.

L’occasione pervenne con il sourvey della Valle dello Jato, effettuato tra il 2009 e il 2011, da parte di alcuni componenti della neo sede locale dei Gruppi Archeologici d’Italia, (Alberto Scuderi, Francesca Mercadante, Pippo Lo Cascio), che analizzate le osservazioni architettoniche del monolite, ipotizzarono, che queste fossero vicini a caratteristiche astronomiche.
Tali intuizioni, a seguito di conforto e suggerimenti da parte del prof. Francesco Vito Polcaro, dell’Istituto di Geofisica Spaziale del CNR di Roma, sfociarono in indagini territoriali miranti a determinare la sua funzione archeoastronomica.

La indagine al megalite forato di Monte Arcivocalotto, fu posta entro la metodologia ormai corrente ed internazionalmente accettata, della multidisciplinarità di ambito geoarcheologico, consistente nel determinare i contenuti territoriali delle strutture e dei manufatti di interesse archeologico, con lo scopo di aiutare a comprendere i siti del passato e nel nostro caso, anche il mondo simbolico e/o le esigenze pratiche della civiltà che li ha prodotti.


<em>Analisi strutturale del megalite forato di Monte Arcivocalotto
</em>
Il megalite forato, è stato realizzato da un blocco di arenaria compatta, emergente dalle argille del Flysch Numidico Oligo - miocenico, la cui lista è posta a taglio di un costone, ha un balzo di circa 100 metri, ed è interessata da poderose frane che stanno lentamente minando la sua stabilità.
Su di esso, ha inciso l’azione dell’uomo, di fatto esso è stato, tutto, elaborato in senso scultoreo e, soprattutto, posizionato con orientazione astronomica.
Presenta una morfologia composita, la cui figura si avvicina ad un pseudo triangolo isoscele, la cui altezza di 2,50 mt. circa al vertice, risulta relativa essendo la superficie in parte erosa e una larghezza mt. 4,00 di base.
La sua sezione, ancora pseudo triangolare, presenta uno spessore di base superiore di poco al metro, mentre al vertice non supera i cm. 0,70.
Nello spessore del blocco è stato realizzato un foro circolare, dal diametro di due metri circa, interno al foro, nella parte di base, in senso Nord-Sud è stato ricavato un lettuccio concavo, con un piccolo aggetto per deposizione devozionale, con circa 60 micro-coppelle.
Con volontà scientifica, il lato rivolto a Sud, è stato elaborato, affinché
assumesse un’inclinazione di 45°, mentre il lato Nord restasse a 90° circa.
Nel lato rivolto a Nord, alla base è stato realizzato un aggetto/gradino leggermente inclinato Nord-Sud, che segue il lato del monolite.

Questa parte, è soggetta nella parte basamentale, a blocchi in frana, tanto da considerare, che l’areale roccioso sottostante il megalite, in altro momento, potesse essere più largo.

Il blocco roccioso così composto è stato posto o meglio inserito, quasi a taglio della lista rocciosa, con una tecnica costruttiva familiare nella Sicilia occidentale (vedi i dolmens di Pietra Tara Palermo), quella di “inzeppare a cuneo” affinché i monoliti potessero assumere stabilmente la posizione eretta.
Di fatto esso è tenuto o rincalzato da due blocchi laterali, che lo trattengono in senso verticale, con duplice funzione, a) la prima statica; b) la seconda di trazione.
Di fatto, i due blocchi laterali, a e b, chiudono il gradino posto alla base del megalite. Tale aggetto, appare come un piccolo piano inclinato sul quale far scorrere un soggetto litico o legnoso, che provvedeva, alla chiusura e apertura del foro, a scomparsa.
Tale osservazione è indicativa, se si considera che, il foro non è centrale alla figura pseudo triangolare del megalite, essendo vicina ad un isoscele con una parte laterale, (di destra lato Sud), pari a una dimensione in larghezza al doppio del foro, e considerando anche, che la posizione del cuneo, di destra, ha stressa altezza del gradino sottostante.
Ciò induce a ipotizzare che, una manodopera potesse assumere il compito di trazione, con corde, a far scorrere il blocco in apertura, mentre nel laterale destro, parte opposta di scorrimento, a chiusura il blocco b assumeva il compito di fermo al soggetto scorrente. Sulla parete di scorrimento, sono visibili i segni di sfregamento del soggetto scorrente.
La superficie inclinata a 45°, erosa e interessata da una fenomenologia di licheni attivi, si scorgono labilissimi tracce come solchi a raggiera culminanti
forse, in una doppia corona concava, una sorta di raggiera intorno al foro. Da una foto scattata dalla sottostante strada comunale le ombre al tramonto, nei mesi estivi hanno dato contezza di tale decorazione sulla superficie del blocco inclinato.
Oggi il megalite non si presenta nella sua interezza architettonica, alcuni
pezzi sommitali sono franati, sottraendo la circolarità del suo perimetro
esterno e l’azione erosiva ha lasciato labili tracce dei probabili solchi a raggiera
sulla sua superficie.
Testimonianze orali, indicano nel suo intorno una recinzione, da parte a parte della lista, fatta da piccoli blocchi triangolari infissi nel terreno, nel lato sommitale di Ovest resiste superstite, una roccia dalla caratteristica forma triangolare, del passato circolo di pietre infisse nel terreno, che lo delimitava a semicerchio.
A compimento delle osservazioni, si rileva sulla superficie del piccolo
aggetto inclinato, in direzione della parte di centro del foro, un petroglifo
quadrangolare.
La complessa architettura fa somigliare il megalite come una spina a taglio isolato,
e non è da escludere che questo “isolamento” sia il risultato di un’azione di sgrossamento di altri blocchi vergenti sulla cima e fatti precipitare nella sottostante valle, per aumentare la sua visibilità, da parecchi kilometri di distanza, nelle campagne del Belice.

<em>Funzione del megalite forato di Monte Arcivocalotto</em>

Per ipotizzare la funzione del monumento, furono analizzate le osservazioni architettoniche sopra esposte, queste determinarono una appartenenza vicina a caratteristiche astronomiche, trasmesse anche dal paesaggio circostante, che imponeva il topos; Pizzo Pietralunga, richiamo - simbolo e misterioso - monumentale naturale di cultura millenaria. In ciò la “geometria sacra” ovvero le radici nello“spiritus loci”, di un determinato luogo, componente essenziale del sapere delle antiche culture.
I popoli antichi che osservavano il Sole tramontare e sorgere dai diversi
punti dell’orizzonte, avevano individuato la ciclicità del movimento, data dai
Solstizi e dagli Equinozi, ciò rappresentava qualcosa di misterioso se non
proprio di divino. Avevano individuato che il Sole sorge a Sud - Est e tramonta
a Sud-Ovest, con un arco più corto e basso al Solstizio invernale, 22 Dicembre
mentre sorge a Nord - Est e tramonta a Nord - Ovest, descrivendo l’arco diurno
più lungo ed alto dell’anno al Solstizio estivo, 21 Giugno.
Il megalite di Monte Arcivocalotto fu confrontato al Solstizio invernale
22 Dicembre da osservazioni in loco.
Il Sole che sorge alle nostre latitudini alle 7,22, toccò l’interno della parete Ovest, in corrispondenza del gradino a deposizione devozionale, ebbe il suo culmine al centro del foro alle 8,30 e per un lungo attimo segnò, dentro il monolite, lo scorrere del tempo.
L’inclinazione data al monolite di 45° aveva permesso la penetrazione, nel foro circolare, al raggio del Sole, inclinato a 23°27’ sull’orizzonte, al momento del suo apparire nel Solstizio d’Inverno e aveva illuminato il tracciato astronomico che gli
permetteva, in quel momento, di sapere il percorso da seguire per la sua stessa
sopravvivenza, la nuova stagione, saputo attraverso l’adempimento
cosmico visibile, un livello empirico per fornire il senso di protezione, ma
saldamente legato alla Natura, perciò alla vita.

Il monolite litico, così adattato, è divenuto una Ara, un Altare astronomico o Calendario Solare, un manufatto megalitico rappresentabile nella sua interezza da una conoscenza astronomica legata da sempre al ciclo delle stagioni, seguito forse da
ritualità a noi sconosciute, se cosi fosse il megalite, Altare e/o Calendario Solare, risulterebbe una preziosa unicità nel campo dolmenico, di riferimento alle facies megalitiche siciliane.

<em>Il megalitismo in Sicilia</em>

In Sicilia, una letteratura corrente, ha dapprima trascurato o quantomeno ignorato il megalitismo, fino a negarne accanitamente la sua esistenza.
Tale atteggiamento, in realtà dissimula due prodotti archeologici fondamentali:
a Sud, i Sesi di Pantelleria, architettura funeraria pienamente inserita nell’ambito delle costruzioni megalitiche neo - eneolitiche del bacino mediterraneo;
a Nord il sito megalitico di Pietra Tara la cui datazione al C14 cal. riporta alla seconda metà del II Millennio.
L’ipotesi, che un primo nucleo di popolazioni, provenienti dal mondo iberico e foriere di culture megalitiche, abbiano raggiunto le coste magrebine e poi insulari, attestandosi, sulle coste e nella parte più ad Ovest dell’Isola e tramite Questi siano state veicolate, in questa parte dell’Isola, gli originari aspetti costruttivi megalitici è oggi più che mai plausibile.
Un secondo momento, più tardo, provenienze ibero - sarde, probabilmente già familiari in questa parte isolana, introdussero il beaker, in una cultura eneolitica consolidata, la cui influenza, si estenderà, per tutta l’Età del Bronzo fino ai territori limitrofi al fiume Platani.
Del resto, la quantità di beaker rinvenuto nella Sicilia occidentale, nonché la diversità tipologica ivi riscontrata, assimilabile a culture iberiche, già rimanda, alle architetture tombali dolmeniche.
Tuttavia nel trattare l’argomento è bene avviare un distinguo fondamentale:
le strutture megalitiche assumono, prevalentemente, nella parte occidentale dell’Isola e isole attigue, caratterizzazioni locali, tali da non essere subito riconosciute di orizzonte megalitico.
Ciò è dovuto, principalmente, a diversi fattori:
a. il non riconosciuto orizzonte culturale di provenienza;
b. il nuovo adattamento ambientale;
c. il mantenimento o adattamento della facies culturale indigena, con la quale
si integra, o/e ha scambi.

Quindi, nell’Isola, e isole limitrofi, l’aspetto del megalitismo, ovvero la condizione culturale che contemplò costruzioni realizzate con enormi blocchi litici, e che ebbe la sua massima fioritura nel corso dell’Eneolitico europeo (III Millennio a.C.) e si esaurì alle soglie dell’Età dei Ferro (I Millennio a.C.), nella Sicilia occidentale si articola con modalità e tipologie diverse, non proprio “classiche” tanto da supporre, una architettura megalitica mista fra la cultura indigena e i nuovi influssi megalitici esterni.
Un primo areale di architetture megalitiche è collocabile nella fascia tirrenica costiera, nei rilievi carbonatici: Monte Cofano (Tp); Monte Billiemi (Pa); Monte Gallo (Pa); Monte Pellegrino (Pa); Monte San Calogero (TI); Rocca di Cefalù.
Un secondo areale, si riscontra nell’entroterra centro-occidentale, e quasi mai supera la demarcazione naturale del fiume Torto a Nord e il Platani a Sud, (areale del beaker) e a Pantelleria.
L’architettura megalitica contempla, principalmente monumenti sepolcrali, quali dolmen semplici o composti, menhir, allineamenti e cromlec, tutti con una definizione archeoastronomica. Oltre a tali indicatori, al fenomeno furono interessati tutti gli ambiti costruttivi dei siti, muri delle abitazioni, luoghi sacri, fortificazioni, fossati.
Il Megalite-Altare-Calendario Astronomico di Monte Arcivocalotto si inserisce pienamente nell’ambito megalitico siciliano, che per la prima volta, caratterizza funzione e collocazione culturale, di riferimento ai riti solari, in pieno accordo con quanto era avvenuto nelle sponde iberiche del mediterraneo, nel sito di Los Millares.
Le tracce pervenuteci, le architetture megalitiche tombali, dolmen in forma di ingrottati trilitici in murature, nei manufatti, il bicchiere campaniforme; nei materiali litici di provenienza alpina, le asce giadeitiche; nel culto del Sole, il calendario megalitico, indicano la maturata necessità di una metodologia di studi, che contribuisca anche, con discipline lontane tra loro, purchè convergano in senso “scientifico” alle conoscenze della complessa storiografia culturale dei popoli del passato.

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